Diagnosi dell’infezione da HIV
Il test di diagnosi di HIV:
Il test consiste in un normale prelievo di sangue che, analizzato, diagnostica la presenza o meno dell'infezione da Hiv.
È articolato in due livelli: l'Elisa, test di I livello, cui segue, in caso di esito
positivo o dubbio, il Western Blot (wb), di II livello o di conferma, l'unico in grado
di conferire la totale certezza del risultato.
Il test serve a rilevare la presenza nel sangue degli anticorpi anti-Hiv, che si sviluppano solo se la persona che fa il test è
venuta in contatto con il virus.
Il risultato del test è positivo se si riscontra la presenza di anticorpi contro il virus (sieropositività all'Hiv), è
negativo quando nel sangue non vi è traccia degli anticorpi (sieronegatività all'Hiv).
Il periodo di formazione degli anticorpi anti-Hiv può variare da un minimo di qualche settimana fino a 6 mesi dopo che si
è venuti a contatto col virus.
Questo arco di tempo è chiamato periodo finestra. Ciò significa che una persona, pur risultando negativa al test in quanto
non ha ancora sviluppato gli anticorpi, può avere già contratto l'infezione e quindi può trasmettere ad altri il virus.
Occorre dunque ripetere il test dopo che sia trascorso il periodo finestra e tenere comunque presente che il
test verifica solo la presenza o meno degli anticorpi al virus, ma non da nessuna informazione sullo stato di salute e sul sistema immunitario.
Il test non ha valore di prevenzione: qualsiasi sia l'esito, i comportamenti da adottare sono gli stessi
(rapporti sessuali sicuri e non utilizzare in comune oggetti taglienti e siringhe).
Vi sono altri esami del sangue che possono cercare la presenza attuale e la quantità di virus nel sangue.
Tuttavia questi esami sono molto costosi e vengono usati soprattutto in decisioni terapeutiche per persone c
he si sa essere già state infettate dall'HIV.
Continua . . .